L'Artista

“Trasparenze che raccontano ciò che le parole non dicono.”

About me

Il racconto di un ritorno alla propria origine

Simonetta Tolot è un’artista dell’acquerello che unisce la precisione dell’architetta alla sensibilità maturata nel mondo delle relazioni umane. Le sue opere sono spazi di luce e quiete, dove Venezia, i paesaggi e le atmosfere interiori si trasformano in immagini delicate, sospese tra realtà e sogno. Dipingere, per lei, è un ritorno all’essenziale: un modo per dare forma a emozioni che non chiedono parole, ma trasparenze.
Artistic background
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Il percorso artistico di Simo nasce da una formazione architettonica, che ha lasciato un’impronta profonda nel suo modo di osservare e costruire l’immagine.

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Lo studio dello spazio, delle proporzioni e della luce si riflette in una pittura essenziale, dove la struttura è sempre presente ma mai dichiarata.

Dopo l’esperienza professionale in ambito architettonico e, successivamente, nel mondo aziendale, la pittura diventa per l’artista un luogo di sintesi e di ritorno all’essenziale. L’acquerello si afferma come linguaggio privilegiato: un mezzo capace di unire rigore e imprevedibilità, controllo e abbandono.

Nel tempo, la sua ricerca si concentra su paesaggi d’acqua, vedute urbane e presenze silenziose, affrontate come spazi interiori. La luce, la trasparenza e il vuoto diventano elementi fondanti del processo creativo.

Il suo lavoro si colloca in un dialogo ideale con la tradizione impressionista per l’attenzione all’atmosfera e alla vibrazione luminosa, ma si sviluppa in una direzione più intima e lirica, in cui la pittura diventa gesto di ascolto e contemplazione.

What I do
Lavoro con trasparenze, sfumature e armonie cromatiche per dare forma a visioni sospese tra realtà e emozione.
Realizzo opere originali, disponibili per mostre, vendita diretta e progetti personalizzati. Posso realizzare dipinti su commissione, ideali per arricchire ambienti privati, spazi professionali e collezioni d’arte.

Ci sono percorsi che sembrano procedere in direzioni diverse, ma che alla fine convergono verso il loro punto d’origine. La storia di Simonetta Tolot è una di queste: un viaggio attraverso forme, persone e silenzi, che l’ha riportata là dove tutto era cominciato, nel dialogo intimo tra luce e colore.

Da giovane, Simonetta sceglie l’Architettura non solo come disciplina, ma come modo per comprendere il mondo. La affascinano gli spazi, le linee essenziali, la capacità della luce di trasformare un ambiente. Durante gli studi, impara a pensare per volumi, a leggere gli equilibri, a unire intuizione e rigore. Sono anni intensi, fatti di progetti e notti di lavoro, in cui la sua sensibilità estetica si affina e si radica.

Diventata architetta, entra in uno studio professionale. Lì sperimenta la concretezza della progettazione: la responsabilità delle scelte, la bellezza delle idee che prendono forma, ma anche il ritmo esigente della professione. In quel periodo la creatività di Simonetta è incanalata, disciplinata, eppure dentro di lei continua a muoversi una dimensione più fluida, più personale, che non trova abbastanza spazio nei confini del tecnigrafo e dei software. Poi, inatteso e rivelatore, arriva il passaggio alle risorse umane. Una trasformazione che sembra quasi un cambio di rotta radicale, e che invece diventerà una chiave fondamentale del suo sguardo artistico.

Lavora tutt’ora In una grande azienda italiana. Si trova immersa in un universo di relazioni, ascolto, storie, fragilità e talenti. Scopre un modo diverso di “progettare”: non edifici, ma percorsi umani. È a contatto con emozioni, cambiamenti, dinamiche delicate. E forse è proprio questo continuo incontro con l’interiorità altrui che fa riaffiorare qualcosa di profondo dentro di lei.

L’arte, che per anni era rimasta sullo sfondo, torna a farsi sentire. L’acquerello, per Simonetta, non è un hobby ritrovato: è una chiamata.

Un ritorno a un linguaggio che aveva sempre avuto dentro di sé, in attesa di maturare.

Inizia a dipingere con regolarità, e si accorge che ogni goccia d’acqua, ogni trasparenza, ogni sfumatura le permette di esprimere un lato della sua sensibilità che nessuna professione aveva mai potuto contenere del tutto. Le forme si sciolgono, la luce si posa, il colore respira: è un modo nuovo di costruire spazi, più liberi e più veri. Nei suoi acquerelli si ritrova l’eredità dell’architetta: composizioni equilibrate, attenzione per le geometrie sottili, una cura quasi progettuale per la distribuzione della luce.

Ma emerge anche la parte di lei che ha imparato ad ascoltare le persone: una delicatezza emotiva, un’empatia visiva, la capacità di dare forma all’atmosfera più che all’oggetto.

Opere come San Marco Dream rivelano questo incontro raro: l’essenzialità della struttura e la dolcezza del sogno, la Venezia reale e quella immaginata, la città come luogo e come memoria.

Dipingere significa stare in uno stato di quiete profonda, dove il tempo rallenta e tutto si fa più limpido.

La sua arte nasce dall’idea che la luce sia un’emozione e che l’acqua, lasciata libera di muoversi, possa raccontare la parte invisibile delle cose. Ogni acquerello è un piccolo universo sospeso: una soglia tra ciò che è visto e ciò che è sentito, tra la forma e il ricordo.

Il suo percorso creativo unisce razionalità e poesia, precisione e intuizione. È un’architettura dell’anima, costruita non per contenere spazi, ma per aprirli.

Oggi Simonetta continua a dipingere con la stessa sensibilità che ha guidato tutto il suo cammino: la capacità di osservare, ascoltare e trasformare il mondo in una luce che resta.

In un mondo che corre, l’arte di Simonetta sceglie di fermarsi.

Sceglie la trasparenza, il silenzio, la luce che sfiora e non impone.
Nei suoi acquerelli c’è la traccia di tutto il suo percorso – l’architettura che ordina, l’ascolto che accoglie, la sensibilità che illumina – trasformata in un linguaggio visivo che non deve spiegare, ma far sentire.

Ogni sua opera è un invito a respirare più lentamente, a lasciarsi attraversare dall’armonia, a riconoscere la bellezza sottile che vive nelle sfumature.

Perché Simonetta non dipinge per mostrare un’immagine,
ma per aprire un varco:
un luogo in cui l’occhio guarda e il cuore ricorda.

Negli ultimi anni, il percorso artistico di Simonetta Tolot ha trovato conferma anche in selezioni prestigiose e partecipazioni internazionali, che hanno riconosciuto la forza evocativa del suo acquerello.

La sua opera San Marco Dream

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San Marco Dream – Acquerello originale di Simonetta Tolot

è stata selezionata per l’Esposizione Internazionale di Treviso, un contesto che riunisce artisti provenienti da diversi Paesi e che valorizza linguaggi contemporanei capaci di unire tecnica e emozione. In quell’occasione, l’acquerello di Simonetta ha attirato l’attenzione per la delicatezza con cui interpreta Venezia, trasformando la città in un’immagine sospesa tra luce e memoria.

Altre due opere, entrambe caratterizzate da una raffinatezza cromatica e da una costruzione atmosferica particolarmente intensa, sono state presentate e selezionate per l’evento internazionale “Aux Aurores de l’Impressionnisme” a Dinan, in Bretagna,

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gli incontri - Rialto

un’esposizione che celebra gli artisti contemporanei vicini alla sensibilità impressionista.
La partecipazione si è conclusa con un ottimo successo, confermando la capacità di Simonetta di dialogare – in modo personale e moderno – con la grande tradizione pittorica europea.

Questi riconoscimenti hanno rafforzato la sua presenza nel panorama artistico internazionale, segnando tappe significative nella maturazione del suo percorso e aprendo nuove strade di visibilità per la sua ricerca poetica.

Nel mio lavoro il landscape painting non rappresenta semplicemente un luogo, ma il modo in cui quel luogo respira. Dipingo paesaggi come spazi emotivi, dove la luce diventa protagonista e l’acqua suggerisce ciò che non è immediatamente visibile. Ogni scena nasce da un’osservazione attenta e da un gesto sicuro, ma lascia sempre un margine di mistero: è lo spettatore a completarla con il proprio sguardo.

Non cerco di replicare la realtà, ma di evocarla. Le mie vedute – che siano scorci veneziani, atmosfere urbane o orizzonti più intimi – invitano a fermarsi, ad avvicinarsi, a scoprire dettagli che emergono solo nella trasparenza dell’acquerello. In ogni paesaggio c’è una storia non detta, una sfumatura che cambia col variare della luce, un frammento di silenzio da ascoltare.

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