In quest’opera Simonetta Tolot affronta il tema floreale liberandolo da ogni intento decorativo. Le rose non sono descritte, ma evocate: forme leggere che emergono e subito tendono a sciogliersi, come ricordi che affiorano senza mai definirsi completamente.
Il colore si muove per velature sovrapposte, in una gamma tenue di grigi, azzurri e verdi polverosi, attraversata da accenni luminosi che suggeriscono la presenza dei fiori più che affermarla. Il segno è minimo, talvolta interrotto, lasciato libero di dialogare con il bianco della carta, che diventa spazio di silenzio e pausa visiva.
La composizione non ha un centro stabile: lo sguardo scivola lentamente tra pieni e vuoti, accompagnato da un ritmo morbido e contemplativo. Le rose sembrano appartenere a un tempo lontano, sospese tra ciò che è stato e ciò che resta nella memoria emotiva.
Come in tutta la ricerca dell’artista, l’acquerello è utilizzato come linguaggio poetico più che come tecnica descrittiva. Le dissolvenze, le colature e le trasparenze non cercano l’effetto, ma costruiscono un’atmosfera intima, in cui il fiore diventa metafora della fragilità e della durata del sentire.



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