Solitudine

280,00

“Una barca immobile ascolta il silenzio dell’acqua, sospesa tra attesa e memoria.”

Disponibilità: Disponibile

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Simonetta Tolot – Solitudine -Venezia  2025

Acquerello su carta –  Canal Grande –  Carta 300 gr/mq

In “Solitudine”, Simonetta Tolot concentra lo sguardo su un soggetto essenziale: una barca sola, trattenuta da sottili corde, sospesa su un’acqua quasi immobile. La scena è ridotta all’osso, priva di riferimenti spaziali certi, e proprio per questo si apre a una dimensione intima e contemplativa. Non c’è narrazione, non c’è azione: c’è un tempo fermo, un’attesa silenziosa.

La barca non è descritta, ma ascoltata. La forma emerge attraverso velature leggere, stratificate, dove i grigi caldi e i blu polverosi si fondono senza mai irrigidirsi. Il segno è minimo, spesso interrotto, lasciato volutamente incompleto, come se l’artista accettasse l’impossibilità di afferrare del tutto la realtà. Il risultato è un’immagine fragile, vulnerabile, ma profondamente umana.

L’acqua non funge da semplice specchio: è una presenza emotiva, costruita per trasparenze e riflessi instabili. Le pennellate orizzontali suggeriscono un movimento lento, appena percettibile, che dialoga con la verticalità della barca. Questa tensione silenziosa tra quiete e instabilità diventa il vero centro dell’opera.

Dal punto di vista stilistico, il lavoro si muove ancora una volta in una zona di confine. È possibile riconoscere una ascendenza impressionista nella centralità della luce e nell’uso dell’acquerello come mezzo atmosferico. Tuttavia, l’opera si spinge oltre, verso una dimensione lirico-espressionista, in cui il soggetto perde valore descrittivo per diventare metafora. La barca non è più un oggetto: è una condizione, uno stato d’animo.

La solitudine evocata non è drammatica né dolorosa. È una solitudine pacata, consapevole, quasi necessaria. Le corde che trattengono l’imbarcazione non appaiono come vincoli, ma come legami sottili con il mondo. Anche nella sospensione, qualcosa ancora ci tiene.

L’uso dell’acquerello è particolarmente coerente con il contenuto poetico dell’opera: le colature, le dissolvenze, le zone lasciate al bianco della carta diventano parte integrante del discorso visivo. La pittura respira, accetta il vuoto, lascia spazio al silenzio. In questo equilibrio fragile risiede la forza del lavoro.

Quest’opera conferma la ricerca di Simonetta Tolot come una pittura della sottrazione e dell’ascolto, dove il paesaggio – o ciò che ne resta – diventa luogo interiore. Un’immagine che non chiede di essere guardata velocemente, ma abitata, come si abita un pensiero che ritorna.

Peso 0,6 kg

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